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giovedì 15 dicembre 2016

La rivelazione del tubo

Nel luglio scorso abbiamo inaugurato la sezione "Extreme | alla ricerca delle particelle", che racconta il lavoro delle persone impegnate in questo settore di ricerca.
Per le classi abbiamo affiancato alla mostra un laboratorio temporaneo (sarà attivo fino alla fine di gennaio) in cui sperimentare di persona alcune situazioni che richiamano quel che affrontano i ricercatori. Abbiamo deciso di lavorare per analogie, senza usare particelle.
Una delle attività consiste nel progettare e calibrare un sistema che agisca come un rivelatore di particelle, percorrendo il cammino dei ricercatori; solo che nel nostro caso gli oggetti da rivelare e identificare sono pezzi di tubo.

Hanno diametri diversi, uno è di rame, uno di legno, uno (quello verde) ha un magnete a ciascuna estremità.

La situazione è: un tubo viene fatto rotolare lungo un piano inclinato e bisogna immaginare quali sensori possiamo disporre lungo il percorso e alla sua fine per poterlo identificare.



I partecipanti devono per prima cosa mettere in evidenza le caratteristiche di ciascun tubo, per poterli distinguere l'uno dall'altro: così come bisogna capire quali sono le caratteristiche delle particelle che si vogliono rivelare. Poi devono immaginare in quali fenomeni fisici quelle caratteristiche giocano un ruolo determinante, in modo da utilizzarli per immaginare un sensore adatto: per esempio, il magnete genera una bella attrazione sui metalli ferromagnetici quindi si può immaginare di utilizzare in qualche modo una lamina metallica che si sposta quando passa il tubo magnetico oppure che fa deviare il suo percorso o lo rallenta.
Ogni idea viene presentata e discussa, per mettere in evidenza vantaggi e svantaggi.

Purtroppo non c'è il tempo di costruire sul momento tutti i sensori proposti. Noi ne abbiamo preparato alcuni, che in effetti compaiono sempre anche nelle proposte dei partecipanti.


un traguardo ottico per discriminare il diametro o il pieno/vuoto


il sensore che identifica il tubo di rame grazie alla chiusura di un circuito elettrico


 
l'interruttore magnetico

una specie di pendolo balistico per discriminare la massa
usa un sensore di flessione che rileva di quanto si alza l'estremità della striscia di plastica in seguito all'urto


la centralina, che utilizza una scheda Arduino, accende dei led all'attivazione dei sensori

Ecco la disposizione finale.


I partecipanti scoprono che non basta avere sottomano i sensori: bisogna capire come sistemarli e che cosa ci "dicono", quali informazioni ne ricaviamo. Anche negli istituti di ricerca la calibrazione è un processo importante e delicato.
Scoprono anche che per identificare un tubo bisogna considerare l'insieme delle risposte dei sensori. Spesso un sensore permette solo di escludere un certo tubo: p.es. se l'interruttore magnetico non scatta possiamo escludere che sia passato il tubo con i magneti, ma ne rimangono altri 5 possibili e solo la risposta degli altri sensori permette di capire di quale si tratta.

Alla fine c'è la grande prova. I partecipanti di un gruppo si voltano e il conduttore dell'attività fa rotolare uno dei tubi: i partecipanti devono identificarlo osservando le risposte della centralina. Il conduttore propone una seconda prova, "per verificare che il successo della prima non sia dovuto alla sola fortuna". In realtà cerca di ingannarli preparando un tubo "speciale": ne mette tre l'uno dentro l'altro, oppure inserisce il tubo magnetico dentro quello di rame. Finora in tutte le prove i partecipanti, dopo un primo momento di incertezza, hanno sempre capito che cosa è successo. Il loro rivelatore ha permesso di scoprire qualcosa di nuovo, un tubo che non avevano mai testato.


martedì 10 marzo 2015

"E' necessaria una buona capacità per costruire un Theremin discreto con Arduino"


Nel titolo del post è celato un gioco di parole che contiene tutto il senso del progetto che Enrico mi ha chiesto di realizzare per il laboratorio di materiali in occasione dell'inaugurazione della nuova (e bellissima) sezione sull'alluminio (due info le trovate qui).

"Capacità"
Eh sì, perché proprio di capacità si parla ma quella elettrica per esser chiari!
Un approfondimento è qui, su Wikipedia.

"Theremin"
Cosa sia un Theremin è già più facile da raccontare. Agli inizi delgi anni '20 dello scorso secolo il signor Termen, un fisico se non ricordo male, costruì uno strumento musicale elettrico che prese il suo nome Theremin (anche Thereminvox).
Lo strumento sfrutta la variazione di capacità indotta dal corpo umano verso un antenna, facendone variare la tonalità (e anche l'ampiezza del suono con un'altra antenna, a dirla tutta).


"Discreto" 
lo è in quanto "non continuo", l'apparecchio che produce il suono è digitale; abbiamo scritto un semplice algoritmo in cui al varirare della capacità varia un parametro che determina a un suono. L'apparecchio in questione, neanche a dirlo, è proprio
"Arduino" 
al quale affidiamo il compito di tradurre le variazioni di questo parametro fisico in onde acustiche.

Come funziona
Ecco un filmato sbarazzino che mostra il perfetto funzionamento del tutto...


Semplificando parecchio si potrebbe dire che Arduino effettua un paragone tra la sua capacità interna e quella caricata dal nostro corpo sull'antenna che abbiamo costruito. In pratica la schedina alimenta ad intermittenza uno dei suoi pin e va poi a leggere su di un altro pin in ascolto quanto tempo impiega il segnale elettrico a "spegnersi", questo tempo appunto è influenzato dal valore della capacità esterna. La variazione di tempo viene elaborata e trasformata appunto in una frequenza udibile.

Un approfondimento lo trovate sul mio blog personale cliccando qui.
Un filmato più recente, con un Theremin elettronico, con l'assolo di Jimmy Page in "Whole Lotta Love"


Vorreste farlo anche voi? 
Restate sintonizzati con questo blog!

venerdì 8 marzo 2013

Superman e accelerometri

Cercando un'attività da presentare il giorno dell'ormai passato compleanno del museo (15 Febbraio), ho trovato sul testo di James Kakalios, La fisica dei supereroi, Einaudi, un capitolo intero dedicato alle capacità di Superman. Ho scoperto che il primo Superman (1938), provenendo da un pianeta con una gravità molto maggiore di quella terrestre, aveva solo (mi perdonino i fan) una forza eccezionale (i suoi muscoli si erano sviluppati in un ambiente a gravità più elevata) e saltava come un grillo ma non aveva tutte quelle capacità che oggi gli attribuiamo: volare, vista a raggi x, ...
Riusciva a saltare imprimendosi una velocità di stacco pari o superiore a 200 km/h che gli consentiva di arrivare con velocità nulla sulla cima dei grattacieli con perfetta eleganza, nel pieno rispetto delle leggi fisiche.

Mi sono chiesto: ma qual'è la velocità di stacco di un semplice terrestre?  Come misurarla?

Nella ricerca di una soluzione ho trovato in questo sito  un programmino (WiiMote Physics) molto interessante che permette di connettere via bluetooth il pc ad uno strumento che generalmente viene usato per giocare ai videogiochi: il wii remote controller.
Questo oggetto è interessante perchè contiene un piccolo accelerometro e una telecamera infrarossi con i quali si possono fare diverse sperimentazioni fisiche.
Il programma permette di monitorare/registrare le accelerazioni, le distanze e le velocità "sentite" dal controller mostrandole direttamente sullo schermo del pc.
Insomma è possibile trasformare un gioco in uno strumento di misura per esplorare un po' di meccanica.
Qui un interessante articolo per iniziare.

Il mio confronto con Superman?.....  la sua velocità è 200 km/h, la mia 20 km/h: solo un fattore 10 ci divide!

venerdì 23 dicembre 2011

Doppler in bicicletta

Avere in laboratorio una bicicletta fa venir voglia di sperimentare. Stefano ha condotto un corso per insegnanti in cui ha ampiamente usato una calcolatrice grafica della Casio (la fx CG20), che può essere collegata a un dispositivo di acquisizione dati (EA200) da microfono, sensore di luce, termometro. 

L'idea è stata di provarla per rivelare l'effetto Doppler dovuto alla rotazione della ruota della bici. 

Bici appoggiata capovolta sul pavimento, abbiamo montato sul cerchione un cicalino con una batteria a pastiglia. 


Il cicalino fa un fischio davvero fastidioso, i miei compagni di stanza (che si trova attaccata al laboratorio) hanno chiuso la porta dopo alcuni commenti irripetibili sul nostro lavoro, ma non ci siamo persi d'animo. 

ecco un ingrandimento 

Questo è il grafico dell'intensità delle frequenze nel suono (lo spettro di frequenza) registrato con la ruota ferma, cioè è il suono del cicalino (con frequenza 2745 Hz più il rumore di fondo (il picco a frequenza bassa corrisponde probabilmente al suono delle ventole del riscaldamento della stanza). 

Ruotando la ruota si vede che la frequenza si sposta in più e in meno di un centinaio di herz: ecco la traccia dell'effetto Doppler. 


Con una rotazione più lenta gli spostamenti sono minori. 

Abbiamo anche provato a misurare la frequenza della rotazione della ruota usando il sensore luminoso. 


Messo un elemento riflettore sulla ruota (ehm, una striscia di foglio di alluminio per alimenti) e illuminatolo adeguatamente (lampada IKEA) abbiamo effettivamente ottenuto traccia delle rotazioni. 

E così, ecco Doppler in bicicletta. Forse per non sfigurare rispetto ad Einstein. 


Per un altro scienziato c'è un legame molto più forte, tanto che si festeggia il Bicycle Day. Il 19 aprile 1943 Albert Hofmann sperimentò su di sè gli effetti dell'LSD, che aveva sintetizzato lui stesso: dopo averne assunta una piccola quantità tornò a casa in bicicletta compiendo un vero e proprio doppio viaggio (trip!? - vedi History of lysergic acid diethylamide su wikipedia)  

Per finire ho appena scoperto un lavoro colossale e meritevole di Paolo Gifh: il censimento dei blog scientifici italiani dal suo blog Il chimico impertinente.  

E, per finire davvero, grandi auguri per il nuovo anno.