Questo blog è una specie di diario di lavoro che riporta brevi annotazioni riguardanti quello su cui stiamo lavorando, quel che stiamo preparando, siti e video interessanti che abbiamo trovato, magari cercando altro.
Ho appena visto un nuovo video degli OK GO, intitolato The Writing's On the Wall. E' una rassegna di effetti ottici molto godibili, in puro stile OK GO.
(il post è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale)
Questo nel filmato è il prototipo di un giocattolone che raggiungerà un metro e mezzo di lato. Il basamento in legno con tutti i tubini di ottone lo ha costruito il collega Stefano, non avrei mai potuto fare un lavoro così tanto preciso! Scopo del gioco? Far raggiungere l'altro capo di ogni tubino dalla piccola maniglia senza che questa tocchi mai il tubino stesso. Un po' come L'allegro chirurgo .
Parlando in termini di Arduino: Prima di tutto si carica la libreria dei cap sensor
#include <CapacitiveSensor.h> che trovate qui
poi vado a dichiarare quale dei pin emette il pwm e quale riceve
CapacitiveSensor *nome del sensore*= CapacitiveSensor(*numero pin emettitore*, *numero pin ricevitore*);
Imposto così uno dei pin di Arduino come emettitore di un segnale PWM che invio ad un altro pin, quello ricevitore (di fatto in ascolto del segnale PWM inviato). Il tempo che intercorre tra l'invio e la ricezione di questo treno di impulsi dipende appunto oltre che dalla resistenza (fissa) anche dalla Capacità del circuito che varia più o meno in funzione della vostra presenza.
Nel resto del programma inserisco una tara sul valore di tempo tra "spedizione e ricezione", 30 msec in questo esempio, e poi un valore di soglia che serve ad aggiustare un po' il tiro sul valore totale.
Ho inserito anche la libreria "pitches.h", che riporto alla fine, serve per suonare una melodia differente ogni volta che si verifica la condizione di "tubo toccato".
Il circuito: Come si vede nell'immagine lo schema è molto semplice: si collega una resistenza tra il pin in unscita e quello in ingresso, a valle va il contatto capacitivo, tutto qui.
Il valore della resistenza varia in funzione della sensibilità che, come indicato sul sito Arduino, sarà più o meno:
1 Mohm solo a contatto
10 Mohm tra 10 e 15 cm circa
40 Mohm tra 30 e 60 cm circa
Nella foto qui sopra il circuito un pochino pasticciato del prototipo, la shield era stata creata per un Arduino Mega, qui riciclata.
In basso a destra c'è il cicalino collegato sul morsetto azzurro in basso a sinistra.
Il cavo grigio (un cavo ethernet cat 5 riciclato) collega i led bianchi sulla basetta in legno, appena a sinistra del connettore le resistenze per i led.
Subito sopra il connettore che collega i quattro sensori con le relative resistenze da 10 mega.
Una bella piattina riciclata da un bus dati collega i pin di uscita che comandano, tramide dei mosfet N, una barra led RGB che proviene dritta dritta dal mio camper. Quattro sensori = 4 colori, RGB e... in lato a destra un bell'accrocchio con dei diodi, la quarta uscita mosfet alimenta sia il rosso che il verde e quindi "giallo".
Il mio Sketch: #include <CapacitiveSensor.h>
#include "pitches.h"
CapacitiveSensor Uno = CapacitiveSensor(7, 5);
CapacitiveSensor Due = CapacitiveSensor(7, 4);
CapacitiveSensor Tre = CapacitiveSensor(7, 3);
CapacitiveSensor Quattro = CapacitiveSensor(7, 2);
int soglia = 400;
int redPin = 8;
int greenPin = 9;
int bluePin = 10;
int yellowPin = 11;
int buzzer = 12;
boolean UnoTouch = false;
boolean DueTouch = false;
boolean TreTouch = false;
boolean QuattroTouch = false;
void setup()
{
pinMode(redPin, OUTPUT);
pinMode(greenPin, OUTPUT);
pinMode(bluePin, OUTPUT);
pinMode(yellowPin, OUTPUT);
pinMode(buzzer, OUTPUT);
// Forza la disattivazione dell'autocalibrazione ma perchè
Uno.set_CS_AutocaL_Millis(0xFFFFFFFF);
Due.set_CS_AutocaL_Millis(0xFFFFFFFF);
Tre.set_CS_AutocaL_Millis(0xFFFFFFFF);
Quattro.set_CS_AutocaL_Millis(0xFFFFFFFF);
Serial.begin(9600);
}
void loop()
{
//**************************************************
long start = millis();
long totale1 = Uno.capacitiveSensor(30);
long totale2 = Due.capacitiveSensor(30);
long totale3 = Tre.capacitiveSensor(30);
long totale4 = Quattro.capacitiveSensor(30);
if(totale1 > soglia && !UnoTouch){
Serial.println("uno");
digitalWrite(redPin, HIGH);
tone(buzzer, 1500);
delay (200);
tone(buzzer, 800, 200);
UnoTouch = true;
}
else{UnoTouch = false;}
Mentre stavamo preparando un corso per insegnanti sulla matematica ho ricevuto la nuova newsletter di Jearl Walker e del suo Flying Circus of Physics, tutta dedicata ai flessagoni, divertenti creaturine di carta che nascondono qualche sorpresa.
Per semplificarci la vita abbiamo disegnato le due strisce a 10 e 19 triangoli, ma ci sono vari modelli di flessagoni, di tutti i tipi. C'è anche un modello che ha un volume, dal sito del grande Arvind Gupta.
I tubi del vento sono una di quelle attività, divertentissime e allo stesso tempo ricchissime di spunti, che abbiamo visto presso il Tinkering Studio di San Francisco e che abbiamo riproposto qui al nostro museo durante i giorni di festa dello scorso aprile.
Come tutte le attività del Tinkering Studio anche questa tende ad essere piuttosto svincolata da una guida che istruisce su cosa fare, ma è focalizzata affinché l'utente esplori più o meno autonomamente quanto gli è dato a disposizione.
Un sacco di bambini, ma anche tanti genitori, hanno esplorato forme e materiali che permettessero alle loro creazioni di volare o galleggiare spinti dal flusso d'aria generato dai nostri ventilatori dentro questi bei tuboni di plexiglass.
Gli oggetti volanti affascinano ed incantano quasi quanto le bolle di sapone, c'è qualcosa di magico in tutto ciò che si libra in aria e questo ha stimolato centinaia di visitatori a costruire incollando bicchieri di carta, fogli, palline da ping pong, buste di plastica e quant'altro avessero a disposizione per poi provare a farli volare dentro questi fantastici tubi.
Sabato scorso i visitatori si sono dedicati al Tapigami, l'arte di costruire forme usando in modo appropriato il nastro adesivo di carta.
Il tema del pomeriggio era grosso modo "è arrivata la primavera, realizziamo un prato ricco e bizzarro". Ecco qualcuna delle opere.
Stiamo ricominciando a pensare alle attività estive di scienza e sport e mi piacerebbe proporre un po' di giocoleria (è vero, non è propriamente uno sport, ma mi piace troppo). Bisogna scegliere qualcosa che si impari abbastanza in meno di un paio d'ore, e che sia legato a questioni scientifiche interessanti (ma questa è la preoccupazione minore, tutta la giocoleria ha a che fare con temi di fisica).
Sofia mi ha suggerito il myachi, una disciplina che consiste nel far volteggiare un sacchettino piatto pieno di materiale granulare, con l'unico divieto di prenderlo con il palmo delle mani.
Ecco qualche trick:
Non è difficile imparare i movimenti di base e si può evolvere.
Un aspetto interessante è che si può giocolare in gruppo, lanciandosi il myachi.
E' interessante anche la possibilità di costruirsi il proprio myachi, scegliendo il tipo di stoffa e il granulare in base al proprio "stile": un sacchetto di seta scivola più di uno di canapa, il cous cous si comporta in modo un po' diverso dal riso, ecc.
Ci sono utili tutorial in rete, questi sono solo due che ho trovato per primi: How to Play Myachi, The Fu .
Utili informazioni anche nel sito The myachi blog.
Ora dobbiamo solo costruircene qualcuno e provarlo per un po', poi decideremo se proporlo.
Insomma, la forza di gravità sembra essere fondamentale per curvare in bicicletta, la stessa forza di gravità che costituisce il principale problema dello stare in equilibrio.
Stare in equilibrio è una questione di aggiustamenti continui da parte del conducente, piccole e istintive sterzate (imparare ad andare in bicicletta è proprio rendere istintiva l'azione di sterzare per compensare l'inclinazione che ti porta fuori equilibrio), l'effetto giroscopico è trascurabile: l'avevamo riassunto in un lavoro fatto qualche anno fa con insegnanti.
Però una bicicletta resta in equilibrio anche senza il conducente, quando la lanciamo. Alla Delft University of Technology hanno fatto e stanno facendo di tutto anche per capire come rimane in equilibrio la bicicletta. E' una lettura impegnativa e mi lascia l'impressione che non tutto sia stato chiarito.